10.11.2018: GIORNATE DELLA CARBONERIA 1818-2018

sabato 10 novembre / ore 9.30

Villa Grimani Molin Avezzù, Salone d’onore – Fratta Polesine

XXXIII CONVEGNO DI STUDI STORICI

1878-1945
SALUTE PUBBLICA IN POLESINE E LA MEDICINA AL TEMPO DI NICOLA BADALONI
MEDICO CONDOTTO A TRECENTA

29 e 30 Settembre 2017
a Trecenta e Rovigo

[tabs style=”default”] [tab title=”PRESENTAZIONE”]Il Convegno di studi è dedicato alla memoria del prof. Achille Olivieri, docente di storia dell’Università degli Studi di Padova, che ci ha insegnato un nuovo modo di leggere ed interpretare la storia della nostra terra.

Il titolo è l’occasione per focalizzare l’attenzione sul ruolo che ebbero la medicina e la figura del medico condotto così come quella del farmacista e dell’ostetrica e in generale del progresso scientifico nell’aiutare la gente polesana che non abitava nei palazzi ma “nella capanne coperte di paglia e di canne” a sopravvivere e progredire.

Il periodo storico è compreso prevalentemente tra il 1878 e il 1945, coincidente cioè con l’arco di tempo della presenza significativa del medico recanatese Nicola Badaloni nella condotta del comune di Trecenta, che terminerà appunto con la sua morte il 21 maggio 1945. Cioè uno dei momenti più cruciali e drammatici della storia nazionale nonché della realtà veneta e polesana connotato da eventi bellici coloniali, da due guerre mondiali, rotte di fiumi, alluvioni, disoccupazione, fame, miseria, epidemie, malattie endemiche e alta mortalità.

Trecenta e il Polesine diventano per Badaloni un laboratorio medico-scientifico, sindacale, politico e culturale, fondamentale per il suo impegno sociale e parlamentare. La drammatica situazione economica ed igienico-sanitaria della Provincia nella seconda metà dell’Ottocento e nei decenni successivi forgerà  in Badaloni la consapevolezza di stampo positivistico di poter incidere, mediante la scienza medica, nel miglioramento di quella umanità emarginata e soprattutto sfruttata, incoraggiandola con l’ideologia socialista riformista, curando contemporaneamente anche la crescita intellettuale e culturale delle persone.

Ecco allora che il medico Badaloni diventa promotore di circoli educativi, biblioteche popolari, società di mutuo soccorso, leghe di miglioramento e cooperative di consumo; diventerà mediatore tra le parti quando si tratterà di firmare i contratti di lavoro tra padronato e bracciantato, fino a scegliere di intraprendere la carriera politica per conseguire lo strumento legislativo favorevole al riscatto degli ultimi nella società.

Nel corso dei lavori del Convegno non mancherà un approfondimento anche della rete di colleghi, amici di Badaloni sia in Polesine che a livello nazionale: Andrea Costa, Agostino Bertani, Alberto Mario, Jessie White e altri medici del Polesine come Galileo Beghi, Agostino Belloni, Vittorio Ciscato, Dante Gallani fino a Ugo Grisetti. Così pure saranno delineati i rapporti con una realtà ideologicamente contrapposta come quella dell’assistenza ecclesiastica agli infermi anziani, agli orfani  e agli ammalati mentali.

Per una ricognizione di tutte queste problematiche in questo periodo cruciale e per una riflessione sulla legislazione nazionale, malattie, medici condotti e medicina, istituzioni sanitarie e assistenziali, l’associazione Minelliana su incarico del Comune di Trecenta e in collaborazione con l’Università di Padova e col supporto dell’Accademia dei Concordi organizza il presente Convegno di Studi che prevede la partecipazione di docenti universitari e di ricercatori.

Mario Cavriani
Presidente Associazione Culturale Minelliana

[button link=”https://www.minelliana.it/wp-content/uploads/xxxiii-convegno-di-studi-storici-a4.pdf”]DEPLIANT[/button]

[/tab] [tab title=”PROGRAMMA”]

Venerdì 29 Settembre 2017, ore 9.30
Trecenta, Sala Conferenze – retro Municipio

Sessione Prima

SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA E SANITARIA NEL POLESINE TRA OTTO E NOVECENTO

moderatore: Filiberto Agostini

Saluti Istituzionali

Filiberto AGOSTINI Università degli Studi di Padova
Introduzione ai lavori.

Emanuele RONZONI Ufficio Studi e Ricerche della UIL
Ricordo di Gianni Salvarani.

Antonio LODO Associazione Culturale Minelliana
Commemorazione del Prof. Achille Olivieri, cui è dedicato il Convegno.

Giovanni SILVANO Università degli Studi di Padova
La salute in Italia tra Otto e Novecento. Leggi, istituzioni e igiene pubblica.

Cesare STELLA cultore di storia patria
Don Luigi Guanella nella Trecenta di Nicola Badaloni.

Franca COSMAI Istituto per la storia del Risorgimento, Padova
L’ONMI e l’assistenza alla maternità e all’infanzia negli anni del fascismo.

Mario QUARANTA Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti in Padova
Il riformismo di Nicola Badaloni.

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Venerdì 29 Settembre 2017, ore 15.30
Rovigo, Accademia dei Concordi

Sessione Seconda

DALLA DISPERAZIONE ALLA SPERANZA: BADALONI E LA SCIENZA MEDICA

moderatore: Giovanni Silvano

Saluti Istituzionali

Filiberto AGOSTINI Università degli Studi di Padova
I «mentecatti poveri» in Polesine negli anni Ottanta dell’Ottocento

Lino TOSINI Fondazione Ca’ Vendramin, Taglio di Po
La bonifica idraulica nella lotta contro le malattie dell’epoca.

Maurizio RIPPA BONATI Università degli Studi di Padova
La collezione Badaloni nella biblioteca ”V. Pinali” Antica dell’Università degli Studi di Padova.

Maria Lodovica MUTTERLE Casa-Museo Giacomo Matteotti
Nicola Badaloni, maestro di scienza e d’umanità.

Armando MASUCCI Ordine dei medici di Napoli
La formazione medica di Nicola Badaloni all’Università Federico II di Napoli.

Pier Luigi BAGATIN storico
Un degno successore di Bertani: il sostegno di Jessie White a Nicola Badaloni. Spunti da un inedito carteggio polesano.

Valentino ZAGHI storico
Il movimento socialista in Polesine da Badaloni a Matteotti.

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Sabato 30 Settembre 2017, ore 9.30
Rovigo, Accademia dei Concordi

Sessione Terza

STORIE DI MALATTIE, MEDICI E FARMACISTI IN POLESINE

moderatore: Maurizio Rippa Bonati

Saluti Istituzionali

Luigi CONTEGIACOMO Archivio di Stato di Rovigo
Medici e condotte sanitarie nel Polesine tra Otto e Novecento.

Leonardo RAITO Università degli Studi di Ferrara
Medicina e sanità in Polesine nell’Ottocento: il caso di Polesella.

Massimo RINALDI Università degli Studi di Padova
Tra etica professionale e moralità pubblica: sui doveri del medico condotto nell’Ottocento polesano.

Luigi LUGARESI storico
“Gli appunti di medicina pratica” del dr. Giuseppe Finzi, direttore del “Reparto di Medicina” dell’Ospedale Civile di Badia Polesine dal 1890 al 1900.

Raffaele RIDOLFI cultore di storia patria
Vittorio Ciscato (1851-1922): medico, filantropo, giornalista. L’amicizia con Nicola Badaloni e Alberto Mario.

Davide GIRARDELLO cultore di storia patria
L’amicizia tra Nicola Badaloni e Luigi Masetti. Gli ideali del medico come ispirazione dei viaggi intorno al mondo.

Franco PELLEGRINI Accademia delle Scienze di Ferrara
Colleghi ed epigoni di Badaloni: Giuseppe Grisetti, Francesco Pellegrini e Virgilio Landerghini.

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Sabato 30 Settembre 2017, ore 15.30
Rovigo, Accademia dei Concordi

Sessione Quarta

STORIE DI MALATTIE, MEDICI E FARMACISTI IN POLESINE

moderatore: Mario Cavriani

Saluti Istituzionali

Francesco LANZONI Ordine dei Farmacisti della Provincia di Rovigo
Il ruolo dei farmacisti tra Otto e Novecento.

Alberto BURATO storico militare
1915-1918 Polesani al fronte. La sanità militare in prima linea.

Giuliano PASSAROTTO cultore di storia patria
Gli effetti della pandemia della “spagnola” sulla popolazione polesana nel 1918-1919.

Manuela SGOBBI archivista
Igiene e sanità tra Cavarzerano e Basso Polesine tra Otto e Novecento.

Paolo RIGONI Associazione Culturale Minelliana
Figure significative di medici nel Delta del Po tra Otto e Novecento.

Maurizio TRAMARIN cultore di storia patria
1887: la sanità pubblica nel Comune di Giacciano con Baruchella e territorio circostante.

Antonio NAVE storico
“Io resto tra i ribelli”. Lydia Piva tra poesia e socialismo (1895-1898).

Conclusioni

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1815 – 2015 BICENTENARIO DELLA BATTAGLIA DI OCCHIOBELLO
CROLLO DELL’IMPERO E NASCITA DELLA NAZIONE
LA CAMPAGNA MURATTIANA DEL 1814-1815

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XXXII Convegno internazionale di studi storici
10-11 aprile 2015

Centro Congressi “G. Savonarola” c/o Hotel Unaway
Occhiobello (RO)

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www.occhiobello1815.it

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[tabs style=”default”] [tab title=”PRESENTAZIONE”]

MuratPossono le sconfitte innescare processi virtuosi e stimolare nuovi dinamismi? Lo scontro di Occhiobello (7-8 aprile 1815), “vera Custoza del 1815” (Aurelio Romano, Tradizioni militari italiane, Napoli 1867, p. 374), fu il momento di svolta della campagna murattiana, seguita dopo quasi un mese dalla débâcle definitiva delle truppe napoletane a Tolentino (2-3 maggio 1815).

Esso aveva già tutte le caratteristiche per diventare un “luogo della memoria” della storia italiana, in quanto nodo di crisi individuali e collettive.
In occasione del bicentenario si rende necessaria una riflessione critica che dia diverso spessore all’aspetto militare, ma evidenziando anche protagonisti, conflitti, strategie politiche ed emozioni.

La contraddittoria personalità di Gioacchino Murat, posto da Napoleone Bonaparte sul trono di Napoli, convinto della legittimità della sua dinastia contro le accuse di usurpatore rivoltegli dagli oppositori, non basta ad esaurire la complessità di una fase storica, in quanto ne è egli stesso piuttosto l’espressione.

Il suo tentativo di gestire una autonoma politica internazionale, cercando nel congresso di Vienna il sostegno delle potenze europee, si svolge sullo sfondo di una intensa attività diplomatica che si incrocia con lo schieramento di truppe contro la Francia ed il Regno d’Italia napoleonico.

L’alleanza con l’Austria, la ripresa dei rapporti con l’imperatore in esilio, in vista dei Cento giorni, sono gli antefatti e il contesto politico di una campagna militare condotta dal marzo 1815 contro la stessa potenza asburgica, alla quale Murat dichiara guerra cinque giorni prima dell’entrata di Napoleone a Parigi.

Mentre gli austriaci rafforzano le proprie truppe in Lombardia e agiscono nell’Italia settentrionale, il suo esercito occupa lo Stato pontificio, le Marche, l’Umbria e l’Emilia-Romagna fino a Modena e Reggio Emilia, e si allarga in Toscana.

Il leggendario trascinatore di uomini assume nel frattempo anche le vesti di portatore di messaggi di italianità col Proclama di Rimini (30 marzo) e di una modernizzazione politica con un progetto costituzionale.

In un’Italia non ancora nazione, ma sollecitata a coniugare discorsi e aspirazioni unitarie, anche grazie alla sua collocazione nel quadro dell’Impero napoleonico, si apre il breve periodo di un’ipotesi alternativa alla condizione di coesistenza di Stati satelliti.

Ciò influì sulla vita quotidiana dei territori coinvolti, sotto il profilo amministrativo e della gestione dell’ordine pubblico.

La fine del sogno italiano di Murat non riguardò solo l’individuo, tradito dai suoi stessi generali e sfiduciato da alleati che riconoscevano piuttosto la legittimità della dinastia borbonica.

Essa diede infatti la sensazione di un’occasione perduta, che era stata capace di innescare entusiasmi e partecipazioni collettive, trasformando le sconfitte occasionali in messaggi e miti.

Prof. Renata De Lorenzo
Coordinatrice scientifica del Convegno

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venerdì 10 aprile

Ore 9:00 – Inizio lavori
Saluti Autorità istituzionali

Sessione I – UN RE NAPOLEONICO FRA POLITICA E MITO
Presiede: Giuseppe Monsagrati

Renata De Lorenzo (Università degli Studi di Napoli Federico II)
Murat, una leggenda napoleonica

Francesco Frasca (Università degli studi di Roma “La Sapienza”)
La commedia è finita: intrecci politico-diplomatico-militari della caduta di re Gioacchino Murat

Luigi Mascilli Migliorini (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)
Il sogno italiano di Gioacchino Murat

ore 11:00
Sessione II – L’ORDINE PUBBLICO E LA PROSPETTIVA COSTITUZIONALE
Presiede: Angelo Vami

Christian Rossi (dottore di ricerca – Venezia)
L’ordine pubblico nel Veneto Austriaco in attesa di Gioacchino Murat

Pietro Giovanni Trincanato (Università degli Studi di Milano, Università Paris-Est Crétel)
Primavera del 1815: Milano aspetta Murat

Francesco Mastroberti (Università degli Studi di Bari)
Una costituzione disperata: la Carta murattiana del 1815

intervallo

ore 15:00
Sezione III – L’AMMINISTRAZIONE DIPARTIMENTALE ALLA PROVA
Presiede: Roberto Balzani

Zeffiro Ciuffoletti (Università degli Studi di Firenze)
Conseguenze politiche e finanziarie in Toscana nei due passaggi delle truppe muratiane

Angelo Vami (decano Università di Bologna)
Il passaggio di Murat a Bologna e in Emilia Romagna: conseguenze politico-amministrative

Luigi Contegiacomo (Archivio di Stato di Rovigo)
L’ambiente giudiziario nel Dipartimento del Basso Po tra l’occupazione francese e quella austriaca

ore 17:00
Sessione IV – IL DISORDINE E IL CONFLITTO
Presiede: Zeffiro Ciuffoletti

Roberto Balzani (Università di Bologna)
Fra Murat, gli austriaci e gli inglesi: strategie municipali e dinamiche militari-diplomatiche in Romagna

Giuseppe Monsagrati (Università degli Studi “Roma Tre”)
Reazioni dello Stato Pontificio di fronte alla spedizione murattiana per l’indipendenza d’Italia

Luigi Davide Mantovani (Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, comitato di Ferrara)
La diffusione della Carboneria in Emilia Romagna e Lombardo-Veneto, conseguente al soggiorno di Murat a Ferrara

a seguire

ore 21:00
Teatro parrocchiale don Gino Tosi, Santa Maria Maddalena – Occhiobello (Rovigo)
Serata Risorgimentale
Letture, musiche risorgimentali e proiezione del film “Come mirano giusto costoro” (regia Ferdinando De Laurentis)

[hr]

sabato 11 aprile

ore 9:00
Sessione V – LA CAMPAGNA MILITARE
Presiede: Luigi Mascilli Migliorini

Walter Bruyère-Ostells (Institut d’Études Politiques d’Aix-en-Provence)
L’« entreprise d’un fou » : une mauvaise analyse stratégique de Murat pour la campagne de 1815

Alberto Burato (ricercatore storico militare)
Maurizio Romanato (giornalista e storico)
La battaglia di Occhiobello del 1815 e la fine del sogno

Federico Bianchi (studioso di storia militare – Vienna)
Il barone Federico Bianchi, generale al comando dell’esercito austriaco nella campagna d’Italia 1815
Documenti inediti dell’archivio di famiglia

ore 11:00
Sessione VI – IMMAGINI E MEMORIE
Presiede: Renata De Lorenzo

Massimo Cattaneo (Università degli Studi di Napoli Federico II)
Murat, icona artistica e cinematografica

Piero Del Negro (Università degli Studi di Padova)
La campagna murattiana nella storiografia e memorialistica ottocentesche

Michele Abbiati (dottorando di ricerca, Università degli Studi di Milano)
Alleati, traditori e compagni per l’indipendenza nazionale: i soldati di Murat nelle memorie militari del Regno d’Italia 1805-1814

Ore 13:00
Chiusura lavori

[/tab][tab title=”CONFERENZA STAMPA”]

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

martedì 7 aprile 2015 – ore 11,30
presso la sala Giunta della Provincia di Rovigo
Via Celio 10 – Rovigo

Il Bicentenario della battaglia di Occhiobello vuole focalizzare l’attenzione su un evento storico avvenuto in Polesine tra il 7 e l’8 aprile 1815, ai primordi del Risorgimento italiano; un episodio piuttosto trascurato, poco studiato dalla storiografia e ignorato nei testi scolastici. Si tratta della sconfitta subita dall’esercito napoletano di Gioacchino Murat ad opera degli austriaci tra una riva e l’altra del Po. Un avvenimento che può essere riletto come prima prova generale di guerra per l’Indipendenza italiana. Essa sarà seguita da ulteriori tentativi di tipo insurrezionale come quello di Macerata nel 1817, i moti carbonari del 1820-1821 e quelli mazziniani degli anni Trenta, per sfociare finalmente nelle tre guerre d’Indipendenza dal 1848 al 1866.

A distanza di duecento anni e per la prima volta, questo convegno (unico a livello nazionale), promosso e sostenuto dal Comune di Occhiobello, ideato e organizzato dall’Associazione culturale Minelliana di Rovigo, vuole affrontare nella sua complessità lo svolgimento della campagna militare murattiana del biennio 1814-1815, analizzandolo nella contestualità degli avvenimenti storici e politici influenzati dalle spinte ideologiche liberali e conservatrici  che fermentarono in tutta Europa nel periodo della Restaurazione.

Il Convegno si aprirà  nella sala del Centro Congressi “G. Savonarola-Unaway” di  Occhiobello venerdì 10 aprile a partire dalle 9,00 con i saluti delle autorità istituzionali seguiti dalla prima Sessione dei lavori coordinata dal prof. Giuseppe Monsagrati e intitolata “UN RE NAPOLEONICO TRA POLITICA E MITO”. Il primo intervento sarà quello di Renata De Lorenzo, docente all’Università di Napoli Federico II e coordinatrice scientifica del Convegno, la quale relazionerà su “Murat, una leggenda napoleonica”, leggenda alimentata dal mito che, da un lato brilla della gloria napoleonica, ma dall’altro include l’ombra del tradimento. A seguire, il professor Francesco Frasca, dell’Università “La Sapienza” di Roma, interverrà sul doppio-giochismo degli interpreti dell’epoca, da Murat alla moglie Carolina Bonaparte, da Metternich a Talleyrand, con un apporto dal titolo “La commedia è finita: intrecci politico-diplomatico-militari della caduta di re Gioacchino Murat”; l’intervento di Luigi Mascilli Migliorini, docente dell’Università di Napoli “L’Orientale”, si concentrerà invece su: “Il sogno italiano di Gioacchino Murat”.

La seconda Sessione della mattinata (dalle ore 11) coordinata dal prof. Angelo Varni verterà su “L’ORDINE PUBBLICO E LA PROSPETTIVA COSTITUZIONALE”. Inizierà Giuseppe Monsagrati, docente dell’Università “Roma Tre”, che parlerà delle “Relazioni dello Stato Pontificio di fronte alla spedizione murattiana per l’indipendenza d’Italia”. A seguire, il professor Pietro Giovanni Trincanato, delle Università di Milano e di Paris-Est Crétel, il quale tratterà il tema: “Primavera del 1815: Milano aspetta Murat”dove fa rilevare che “mentre nell’ex capitale del Regno italico (Milano) il commissario plenipotenziario Bellegarde è intento a svolgere la minuziosa opera di riordino istituzionale, in tutta Europa deflagra la notizia dello sbarco in Provenza di Bonaparte, in fuga dall’isola d’Elba. Determinato a tornare al fianco del cognato, il re di Napoli Gioacchino Murat si dispone ad avanzare verso il Nord Italia, infrangendo l’alleanza con l’Impero austriaco. Milano diventa così il centro di una fitta rete di scambi diplomatici, di rapporti politici e dispacci riservati”. A chiudere gli interventi della mattinata sarà Francesco Mastroberti, docente dell’Università di Bari, soffermandosi su:“Una costituzione disperata: la Carta murattiana del 1815”. Pubblicata a Napoli quando il re Gioacchino aveva già abbandonato la capitale e mai applicata, essa fu ignorata dalla storiografia, anche se presenta aspetti interessanti in merito a importanti concessioni del sovrano, forse indotte dalla Carboneria, che in quella fase storica era fortemente presente nell’esercito e nella società meridionale.

Nel pomeriggio di venerdì, il Convegno riprenderà alle ore 15,00 con la terza Sessione  “L’AMMINISTRAZIONE DIPARTIMENTALE ALLA PROVA” coordinata dal prof Roberto Balzani. Il primo contributo sarà quello del professore dell’Università di Firenze, Zeffiro Ciuffoletti, sulle “Conseguenze politiche e finanziarie in Toscana nei due passaggi delle truppe murattiane”. “Nel giro di un solo anno dal 1814 al 1815 – secondo il relatore – la Toscana cambiò regime cinque volte e fu attraversata da eserciti diversi, tanto che le autorità civiche della cittadina toscana decisero di tenere sempre aperte le porte che non servivano più a difendere né le ricchezze, né la vita dei suoi abitanti. Era un po’ la metafora della Toscana in quella fase convulsa: prima l’Impero con Napoleone ed Elisa, poi Murat alleato con gli austriaci, indi il principe Rospigliosi e il granduca Ferdinando III con le valigie sempre pronte, poi di nuovo Murat, ma questa volta a fianco di Napoleone. E ogni esercito che entrava in Toscana, quando non saccheggiava, imponeva il pagamento delle spese per il mantenimento delle truppe”. A seguire Angelo Varni, decano dell’Università di Bologna, il quale esaminerà “Il passaggio di Murat a Bologna e in Emilia Romagna: conseguenze politico-amministrative”; quindi Luigi Contegiacomo, direttore dell’Archivio di Stato di Rovigo, disserterà su “L’ambiente giudiziario nel Dipartimento del Basso Po tra l’occupazione francese e quella austriaca”.  Alle 17 avrà inizio la quarta e ultima Sessione della giornata, sul tema “IL DISORDINE E IL CONFLITTO” coordinata dal prof. Zeffiro Ciuffoletti. Nel primo intervento, “Fra Murat, gli austriaci e gli inglesi: strategie municipali e dinamiche militari-diplomatiche in Romagna”, di Roberto Balzani, ordinario dell’Università di Bologna, si indagherà sul lascito del duplice passaggio dell’esercito di Murat in Romagna, considerato che il biennio 1814-1815 è stato decisivo per mettere a nudo il profilo dei futuri protagonisti del primo Risorgimento italiano. Dopo di lui, Christian Rossi, dottore di ricerca all’Università di Venezia, parlerà de “L’ordine pubblico nel Veneto Austriaco in attesa di Gioacchino Murat”, proponendosi di fornire un’immagine articolata degli avvenimenti istituzionali (indagini, arresti, decreti di espulsione, provvedimenti speciali), scaturiti dalla principale vicenda europea del 1815, cioè l’inatteso quanto effimero ritorno di Napoleone sul trono di Francia, a cui è legato, sullo scacchiere italiano, il progetto di Murat.

Chiuderà la sessione pomeridiana, Luigi Davide Mantovani, dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, comitato di Ferrara, con un intervento dal titolo “La diffusione della Carboneria in Emilia Romagna e Lombardo-Veneto, conseguente al soggiorno di Murat a Ferrara”.

La giornata di venerdì avrà una appendice alle ore 21 al Teatro parrocchiale di Santa Maria Maddalena con una “SERATA RISORGIMENTALE”, nella quale si alterneranno letture e musiche del Risorgimento che accompagneranno la proiezione del film ispirato ai fatti murattiani – “Come mirano giusto costoro” -, per la regia di Ferdinando De Laurentis, cineasta e direttore del T.P.O. di Occhiobello.

Il Convegno proseguirà nella mattinata di sabato 11 aprile a partire dalle ore 9,30 con la quinta Sessione dal titolo “LA CAMPAGNA MILITARE” coordinata dal prof. Davide Mantovani. Aprirà Walter Bruyère-Ostells, docente dell’Institut d’Etudes Politiques d’Aix-en-Provence, intervenendo sul tema “L’impresa di un folle: la cattiva analisi strategica di Murat nella campagna del 1815”. A seguire, entreranno nei particolari della battaglia il ricercatore storico-militare Alberto Burato e il giornalista e storico Maurizio Romanato con un contributo congiunto sul tema “La Battaglia di Occhiobello del 1815 e la fine del sogno”. Tale battaglia (7-8 aprile 1815 con l’appendice di Casaglia del 12) è il primo, ma decisivo insuccesso della campagna intrapresa da Gioacchino Murat per ingrandire il suo regno con la prospettiva di diventare il sovrano di un’Italia unita e indipendente.  La ricostruzione degli eventi è strettamente aderente alle fonti e testimonianze dell’epoca. Il Duca Federico Bianchi, studioso di storia militare a Vienna, illustrerà il contenuto di alcuni documenti inediti dell’archivio di famiglia riguardanti l’illustre antenato omonimo“Barone Federico Bianchi, generale al comando dell’esercito austriaco nella campagna d’Italia 1815”. Nella sesta e ultima Sessione del Convegno, intitolata “IMMAGINI E MEMORIE”, coordinata dalla prof. Renata De Lorenzo, il docente Massimo Cattaneo, dell’Università di Napoli “Federico II” nella sua relazione, dal suggestivo titolo “Murat, icona artistica e cinematografica”, farà risaltare quanto sia l’arte  a lui contemporanea e successivamente il cinema si siano ispirati alla figura e alle imprese del valoroso generale. L’ultimo intervento dal titolo senz’altro accattivante: “Alleati, traditori e compagni per l’indipendenza nazionale: i soldati di Murat” sarà quello di Michele Abbiati, dottorando di ricerca all’Università di Milano. Chiuderà i lavori del Convegno la professoressa Renata De Lorenzo, coordinatrice scientifica delle Giornate di Studio.

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Iniziativa promossa da:
Comune di Occhiobello

Ideazione e organizzazione:
Associazione Culturale Minelliana

Con il patrocinio di:
Provincia di Rovigo
Regione del Veneto
République Française
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Segreteria organizzativa/ufficio stampa:
Comune di Occhiobello
email ufficio.stampa@comune.occhiobello.ro.it
tel. 0425 766159
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IL MAIS NELLA STORIA AGRICOLA ITALIANA

iniziando dal Polesine

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Convegno di studi
27-28 settembre 2014

Teatro Sociale E. Balzan
Badia Polesine (RO)

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[tabs style=”default”] [tab title=”PRESENTAZIONE”]

Il Comune di Badia Polesine, in concomitanza con l’ultratrentennale Festa della Polenta promossa dal Comitato delle Manifestazioni di Villa d’Adige (già Villa Bona), celebra questo anniversario con un Convegno di Studi dedicato specificatamente al mais, che si svolgerà nei giorni di sabato 27 e domenica 28 settembre 2014, presso il Teatro Sociale Eugenio Balzan di Badia Polesine, su idea e organizzazione dell’Associazione Culturale Minelliana di Rovigo e il coordinamento scientifico del prof. Danilo Gasparini, della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Padova.

La scelta logistica della manifestazione a Badia Polesine si giustifica storicamente in quanto è proprio dalla vicina Villa Bona, ora Villa d’Adige, che, a cominciare dal 1554, secondo lo storico trevigiano Giambattista Ramusio, «la mirabile e famosa semenza detta maiz nelle Indie Occidentali … n’è venuta già in Italia di colore bianco e rosso e sopra il polesine di Rhoigo e Villa Bona seminano i campi intieri de ambedui i colori».

Questo primato del Polesine nella coltivazione del mais è diventato nei secoli, oltre che il foraggio complementare nell’allevamento bovino, anche il cibo per i ceti popolari, che ne fecero uso sotto forma di polenta, soprattutto nei frequenti periodi di carestia.

Altrettanto è accaduto fino ai nostri giorni nel mondo occidentale, conquistandosi meritatamente l’appellativo di “pianta di civiltà”.

Anche se ora il mais non è più presente, come nel passato, nella grammatica alimentare dei nostri pasti quotidiani, è certamente ancora attivo nella filiera alimentare animale e sfruttato pure nell’economia industriale ed energetica con tutte le problematiche annesse.

Nell’approssimarsi dell’EXPO, che si celebrerà a Milano nel 2015, ci pareva cosa utile, attraverso lo svolgimento di questo convegno e la pubblicazione degli Atti, fare il punto sulla questione del mais sia dal lato storico con nuovi apporti che ci vengono dalla scienza, sia collegandoci alla stretta attualità della cronaca.

Oggi l’agricoltura, pur essendo in grado di produrre cibo per i sette miliardi di persone sparse nel globo, non riesce però ancora a soddisfare una popolazione di quasi 900 milioni in condizione di sottoalimentazione, come succede per una decina di Stati africani.

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SABATO 27 SETTEMBRE 2014

SESSIONE I – ORIGINE E DIFFUSIONE DEL MAIS TRA GENOMICA E STORIA

Ore 9:30 PARTE PRIMA – IL PUNTO SUL MAIS
Moderatore FRANCO CAZZOLA (Dipartimento di Discipline storiche dell’università di Bologna)

DANILO GASPARINI (Facoltà di agraria – Università degli Studi di Padova, coordinatore scientifico del convegno)
Articolazione delle giornate di Studi e la scelta delle problematiche

FABIO ORTOLAN (Accademia dei Georgofili)
Lucietta Memmo Mocenigo, modello di imprenditrice agricola d’avanguardia e la bonificazione della Bassa Padovana tra ‘600 e ‘700

GIANNI BARCACCIA (Facoltà di agraria – Università degli Studi di Padova)
Mais e genetica

PAOLO STEFANO VALOTI (CRA-MAC Unità di Ricerca per la Maiscoltura – Bergamo)
La stazione di maiscoltura di Bergamo. La Banca del seme tra memoria e futuro

LIVIO ZERBINATI (istituto di studi e ricerche storiche e sociali B. Gidoni – Badia Polesine)
La Società Polesana Produttori sementi di Badia Polesine (1938-1987)

INTERVALLO

Ore 15:00 PARTE SECONDA – DIFFUSIONE DEL MAIS IN EUROPA E IN ITALIA: DAGLI ORTI AI CAMPI TRA LETTERATURA AGRONOMICA, COMMERCIO E ARTE
Moderatore MARIO CAVRIANI (Associazione Culturale Minelliana – Rovigo)

FRANCO CAZZOLA (Dipartimento di discipline storiche – Università di Bologna)
Introduzione e diffusione del mais nell’Europa e nell’Italia Settentrionale

STEFANIA MALAVASI (Università degli Studi di Padova)
La trattatistica agronomica nel Veneto dopo la scoperta dell’America

ANGELO LUCCHIARI (Architetto e storico del territorio – Rovigo)
Il mais nella “Storia agraria del Polesine” di Camillo Silvestri

ANTONIO TODARO (Studioso e ricercatore – Este)
“Sazia assai, ma dà poco fiato”: riflessioni sugli usi alimentari del granoturco

FEDERICA SPADOTTO (Storica dell’Arte – Milano)
Il mais nella cultura figurativa europea dal Rinascimento ai fasti della Serenissima

DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014

SESSIONE II – DACCI OGGI LA NOSTRA POLENTA QUOTIDIANA

Ore 9:30 PARTE PRIMA – IL MAIS TRA COLTIVAZIONE, PRODUZIONE E ALIMENTAZIONE IN AREA VENETA E POLESANA
Moderatore GIANNI BARCACOIA (Università degli Studi di Padova)

PAOLO RIGONI (Ricercatore esperto di etnografia – Adria)
Il panorama agrario della campagna polesana prima della scoperta dell’America. I risvolti nella cucina popolare e signorile.

ORAZIO CAPPELLARI (Agronomo e pubblicista – Rovigo)
Le mutazioni profonde in rapporto alla coltivazione del mais nelle consuetudini e tecniche agricole del Polesine tra ‘700 e ‘800. In particolare nell’allevamento del bestiame

DANILO GASPARINI (Facoltà di agraria – Università degli Studi di Padova)
La rivoluzione nella alimentazione mediterranea, europea e veneta con l’introduzione dei nuovi prodotti americani: mais, pomodoro, patata e fagioli

DAVID GENTILCORE (Università degli Studi di Leicester – Inghilterra)
Mais, pellagra e pazzia: i pazienti del Manicomio di San Servolo, Venezia, 1840-1910.

PAOLO AGUZZONI (Giornalista e pubblicista – Badia Polesine)
I trent’anni della Festa della Polenta a Villa d’Adige di Badia Polesine

INTERVALLO

Ore 15:00 TAVOLA ROTONDA – L’AGRICOLTuRA POLESANA ODIERNA: DALLA POLENTA AL VITELLONE
Moderatore DANILO GASPARINI (Università degli Studi di Padova)

GRAZIA VALENTINO (INEA , Istituto Nazionale Economia Agraria – Roma)
L’evoluzione della maiscoltura italiana alla luce dei cambiamenti della PAC

MARCO AURELIO PASTI (Presidente Associazione Italiana Maiscoltori – Roma)
Mais transgenici: nuove paure?

MICHELANGELO CABERLETTI (Imprenditore agricolo e ricercatore – Rovigo)
Mais, energia e tutela ambientale

DEBORAH PIOVAN (Vicepresidente Confagricoltura – Rovigo)
OGM una voce a favore

SILVIO PARIZZI (Direttore Associazione Polesana Coltivatori diretti – Rovigo)
OGM una voce contro

RENATO BALLAN (Presidente Network degli Antichi Mais – Bergamo)
Oltre gli ibridi e OGM: mais antichi e biodiversità

Conclusioni: DANILO GASPARINI

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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

23 settembre 2014 – Camera di Commercio di Rovigo

Sarà una due giorni dedicata al mais, alla sua storia e alla sua eccezionalità, quella che si svolgerà sabato e domenica (27 e 28 settembre 2014) a Badia Polesine. Al convegno di studi “Il mais nella storia agricola italiana, iniziando dal Polesine”, ospitato dal Teatro Sociale ‘E. Balzan’, parteciperanno 21 relatori, i quali ripercorreranno le tracce di questa coltura dal suo arrivo in Italia ai giorni nostri, seguendo un approccio interdisciplinare, dalla storia all’arte, dalla scienza alla tecnica.

il-mais-nella-storia-agricola-italiana-iniziando-dal-polesine-stampa-02Il convegno si articolerà in quattro momenti, ognuno dei quali dedicato a una tematica. Sabato mattina, si farà il punto sul mais, con il moderatore Franco Cazzola. La riflessione si focalizzerà sulla figura di un’imprenditrice d’avanguardia della bassa Padovana, Lucietta Memmo Mocenigo che, nel tardo Rinascimento, introdusse la coltivazione del mais nelle sue tenute di Villa d’Adige, già Villa Bona. Le tematiche successive riguardano la genetica: verranno presentate le stazioni di maiscoltura di Bergamo a confronto con la Società Polesana Produttori Sementi di Badia Polesine, la quale fa riferimento a un’altra importante figura, quella di Cirillo Maliani, genetista di fama.

La seconda parte, coordinata da Mario Cavriani sabato pomeriggio, prenderà in considerazione la diffusione del mais dall’America in Europa e in Italia e l’evoluzione nell’uso della pianta che, da ornamentale, diventa alimentare e compare nella letteratura agronomica del Veneto, rivoluziona gli usi alimentari e viene celebrata anche nelle arti figurative.

Domenica mattina, la prima parte della seconda giornata, dal titolo “Dacci oggi la nostra polenta quotidiana”, entrerà nello specifico trattando “Il mais tra coltivazione, produzione e alimentazione in area veneta e polesana”, mettendo in evidenza la rivoluzione introdotta nel panorama agrario, nelle consuetudini e tecniche agricole del Polesine tra ‘700 e ‘800, nell’allevamento del bestiame e nell’alimentazione mediterranea, europea e veneta, con l’aggiunta dei prodotti americani: mais, pomodoro, patate e fagioli. Coordina Gianni Barcaccia.

La parte conclusiva del convegno, domenica pomeriggio, sarà costituita da una Tavola rotonda, intitolata provocatoriamente “Dalla polenta al vitellone” e moderata dal direttore scientifico Danilo Gasparini, nella quale si affronterà il tema dell’agricoltura polesana odierna che si dibatte tra le problematiche inerenti alla biodiversità, agli organismi geneticamente modificati, alla tutela ambientale e al pericolo della monocoltura.

“L’idea è nata l’anno scorso alla festa della polenta di Villa d’Adige – ha spiegato Mario Cavriani, presidente dell’Associazione Culturale Minelliana, organizzatrice del convegno, ringraziando la Camera di Commercio per l’ospitalità e aprendo la conferenza stampa – si tratta di un modo nuovo di affrontare l’argomento che solitamente viene trattato solo dal lato scientifico ma, con la mediazione culturale, si presta a una più articolata lettura e considerazione da punti di vista diversi. Detta anche ‘pianta di civiltà’, per aver salvato generazioni di popoli e animali dallo sterminio delle carestie e della fame, ci auguriamo che di questo primato del Polesine in Italia, nella sperimentazione del passaggio dall’orto al campo, d’ora in poi possano vantarsi tutti i polesani in Europa e nel mondo”.

il-mais-nella-storia-agricola-italiana-iniziando-dal-polesine-stampa-01Fabio Ortolan, vicepresidente della Cassa di Risparmio del Veneto e relatore al convegno, ha avuto modo di anticipare qualche passaggio sull’esempio della straordinaria imprenditrice agricola Lucietta Memmo Mocenigo: “Fu il marito Francesco Mocenigo a intuire per primo l’importanza del mais dal punto di vista alimentare e zootecnico e, dopo la sua morte, la moglie continuò il suo lavoro, cominciando a coltivarlo nelle loro tenute di Villa d’Adige, allora Villa Bona”.

“Ci proponiamo di sfatare certi luoghi comuni – ha sottolineato lo studioso Paolo Rigoni – descrivendo un panorama agrario in Polesine, risalente al ‘400, che si presentava all’avanguardia sia per il governo del territorio, esercitato dai vari consorzi di bonifica, sia per la produttività dei suoi terreni, noti come ‘il granaio della Serenissima’”.

“Quando un’associazione culturale interviene su tematiche che interessano il territorio, come il mais nel Polesine, fa crescere cultura e conoscenza, cooperando a superare posizioni intransigenti, operazione che fa bene anche agli imprenditori”, ha osservato Silvio Parizzi, direttore dell’associazione polesana Coldiretti.

“Il mais rientra appieno nello spirito di Expo 2015, il cui slogan è ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’ – è intervenuto Massimo Chiarelli, direttore Confagricoltura -. Dal punto di vista agronomico, è una delle piante più importanti per la produzione di ossigeno e, dunque, per la vita, senza contare che viene utilizzato anche per la produzione di bioenergia, per quanto questo possa essere al centro di un dibattito etico”.

“Capofila delle colture colombiane arrivate in Italia, il mais ha una plasticità favolosa che gli permette di essere coltivato nei luoghi più disparati, vantando oltre cento sottoprodotti. Insomma, è davvero la pianta dei miracoli e il Polesine sembra fatto apposta per coltivarlo”, ha concluso l’agronomo Orazio Cappellari.

Il convegno è organizzato dall’Associazione Culturale Minelliana e promosso dal Comune di Badia Polesine, in collaborazione con il Gruppo Manifestazioni Villa d’Adige, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Veneto e della Provincia di Rovigo e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Cassa di Risparmio del Veneto, di Confagricoltura, Coldiretti, Camera di Commercio, Interporto di Rovigo, Lions Club Badia Adige Po, Villa Nani, Impresa edile Ghiotti, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Rovigo, Argav e Veneto Agricoltura.

Rovigo, 23 settembre 2014

Associazione Culturale Minelliana

 

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ENZO DUSE, DRAMMATURGO VENETO DEL NOVECENTO

Sabato 5 ottobre 2013

CONVEGNO DI STUDI
Ridotto del Teatro Sociale
Piazza Garibaldi – Rovigo 

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte, questo è il primo Convegno di Studi dedicato a Enzo Duse, figura di intellettuale e drammaturgo veneto della prima metà del ‘900.

Dopo la giovanile esperienza di giornalista sportivo, critico teatrale e successivamente anche di direttore di quotidiani, il suo esordio come commediografo avviene nel 1926 con Quelle oneste signore, un atto unico in lingua italiana. La sua rivelazione, secondo Gian Antonio Cibotto però giunge più tardi: nel 1937 con Ladri, inscenata a Milano al Teatro Filodrammatici e giudicata da Eugenio Ferdinando Palmieri “un’opera sorretta da un dialogo franco e sbrigativo; un’opera di poesia e bravura intelligentissima, che rivela in Duse uno scrittore nuovo e graffiante”.

Uno scrittore che nel 1942 conquista letteralmente il grande pubblico con Virgola, la prima commedia in lingua veneta, grazie anche alla bravura interpretativa della compagnia di Carlo Micheluzzi. Da tale data le più importanti compagnie di giro italiane – che vantavano come capocomici: Bragaglia, la Maltagliati, Benassi, Baseggio, Cavalieri, la Pavlova… fino addirittura a Macario porteranno al trionfo i suoi testi, confermando la convinzione del famoso commediografo Roberto Bracco che, già nel 1939, definiva Duse “il maggiore autore drammatico italiano vivente”. Ultimo suo lavoro, I normali questi travestiti(1962) che è una paradossale satira di costume.

Di particolare fortuna le sue commedie in lingua veneta: Quel sì famoso (Venezia 1945), Bona fortuna, Piero (Rovigo 1947), Carte in tavola (Milano 1951), Queste nostre metà e Nudo alla meta (1952), Mato per le donne (Venezia 1954), Cà de Bo (1958), alcune delle quali, conservate nei loro rispettivi repertori continuano ad essere ancora rappresentate con successo da valide compagnie amatoriali del Veneto.

PROGRAMMA

Mattino Ore 9,30

Saluti istituzionali delle Autorità

Luigi Contegiacomo (Archivio di Stato di Rovigo)
Profilo biografico di Enzo Duse
Michelangelo Bellinetti (giornalista e scrittore, Verona)
Enzo Duse giornalista e il suo rapporto con il mondo della stampa veneta e nazionale
Comunicazione: Enzo Duse privato nei ricordi familiari del figlio Alessandro e del nipote Maurizio Bastianetto
Paolo Puppa (Università Ca’ Foscari, Venezia)
Modelli autoriali nella scrittura teatrale di Duse
Roberto Cuppone (Università degli Studi Genova)
Caro Enzo, Caro Nando. Due testi inediti di Duse nella memoria di Eugenio Ferdinando Palmieri

Pomeriggio Ore 15,00

Piermario Vescovo (Università Ca’ Foscari, Venezia)
Il problema linguistico nella drammaturgia veneta, tra Renato Simoni ed Eugenio Ferdinando Palmieri.
Flavia Crisanti (Université Paris – IV Sorbonne)
Enzo Duse e il carteggio Giacinto Gallina – Riccardo Selvatico
Luigi Lunari (drammaturgo e critico letterario, Milano)
Il teatro in dialetto nel panorama italiano oggi
Aldo Zordan (FITA Veneto, Vicenza)
Le commedie di Enzo Duse nel repertorio odierno delle Compagnie amatoriali venete
Sergio Garbato (giornalista e critico teatrale, Rovigo)
Il percorso polesano del teatro veneto da Enzo Duse a Eugenio Ferdinando Palmieri e Miro Penzo

Antonello NaveEugenio Nocciolini (AltroTeatro – Associazione Culturale, Firenze)
lettura scenica da Partita col morto di Enzo Duse
Conclusione dei lavori con annuncio della nuova edizione delle Commedie Venete di Enzo Duse (Minelliana Ed. 2013)