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IL MAIS NELLA STORIA AGRICOLA ITALIANA
iniziando dal Polesine
Expo Milano 2015

Presentazione del libro
IL MAIS NELLA STORIA AGRICOLA ITALIANA
iniziando dal Polesine
a cura di Danilo Gasparini

Expo Milano 2015
The Waterstone by Intesa Sanpaolo

Mercoledì 30 settembre – Ore 14,30

IL MAIS NELLA STORIA AGRICOLA ITALIANA INIZIANDO DAL POLESINE“Il mais nella storia agricola italiana, iniziando dal Polesine” è il titolo del volume che sarà presentato ufficialmente mercoledì 30 settembre 2015 a Expo Milano 2015 alle 14,30 nel padiglione The Waterstone, lo spazio che il Gruppo Intesa Sanpaolo ha all’interno dell’esposizione. Il libro raccoglie gli atti dell’omonimo Convegno di studi promosso dal Comune di Badia Polesine e organizzato dall’Associazione Culturale Minelliana svoltosi nel settembre 2014 nella splendida cornice del Teatro Sociale di Badia. Tutto ciò è stato reso possibile grazie al contributo determinante della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Cassa di Risparmio del Veneto con il concorso altrettanto ragguardevole di una decina di enti, Istituzioni e Associazioni di categoria.

All’appuntamento milanese, moderato da Silvia Pieraccini, giornalista del Sole 24 Ore, interverranno per la presentazione: Gilberto Muraro, presidente della Cassa di Risparmio del Veneto, Sandro Fioravanti, vicepresidente della Fondazione Cariparo, il curatore del libro Danilo Gasparini, docente di Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione all’Università degli Studi di Padova, il presidente dell’Accademia dei Georgofili, Giampiero Maracchi e il fondatore e vicepresidente di Slow Food Italia, Silvio Barbero.

L’aver organizzato un convegno e poi pubblicato un libro sul mais nel Polesine è stato un riconoscimento dovuto innanzitutto al Polesine stesso. Per secoli, infatti, questo territorio stretto tra Adige e Po, è stato un grande laboratorio a cielo aperto per sperimentare, saggiare e testare nuove colture, nuove industrie, nuove tecniche. Per secoli granaio della Serenissima, dal 1554 – come attesta il geografo Giovan Battista Ramusio – il Polesine è stato il primo territorio in Italia a coltivare il mais nelle campagne e precisamente a Villa Bona, ora Villa d’Adige, nelle proprietà veneziane dei Mocenigo.

L’impianto della pubblicazione è interdisciplinare. Tutta la prima parte è dedicata a questa ricostruzione storica, allargando l’orizzonte all’Europa, e alla funzione che la polenta, derivata dal mais, ha avuto nel lenire la fame, nel combattere le carestie, nel dare sostanza alle mense contadine, pur senza dimenticare l’immane tragedia sociale della pellagra. Le fonti attivate nella ricerca sono state molte e diversificate; da quelle dei cronisti a quelle iconografiche, piuttosto insolite, ritrovate negli affreschi delle ville di campagna venete; dalle fonti agronomiche, a quelle dei genetisti sulle nuove sperimentazioni scientifiche, a testimonianza che, tra tutti i prodotti dello scambio colombiano, il mais ha avuto nella terraferma veneta la sua terra di elezione.

La seconda parte del volume dà voce alle attenzioni che il mais ha ricevuto proprio da parte degli agronomi italiani e stranieri e dei genetisti: cominciando dallo studio degli ibridi, in concomitanza con la nascita e l’attività della Stazione sperimentale di maiscoltura di Bergamo e della Società polesana produttori sementi di Badia Polesine, fino alle nuove ricerche genetiche che hanno contribuito a valorizzare le varietà antiche del mais, non solo programmando il ritorno al consumo della polenta per rialimentare le rinnovate mense popolari, ma anche proiettando questa “pianta di civiltà” verso nuovi usi, come quello energetico.

La parte finale, “Tavola rotonda oggi e domani”, dedicata al futuro della ricerca e della sperimentazione, affronta temi dibattuti sui possibili usi del mais, le nuove tecnologie e le problematiche legate alle colture OGM. Si dà voce alle parti in causa, ai contrastanti interessi in gioco e alle polemiche che spesso occupano le cronache odierne, ricordando quanto ancora si può scommettere su questa pianta straordinaria, tenendo presente che oggi l’agricoltura, pur essendo in grado di produrre cibo per 7 miliardi di persone sparse nel globo, non riesce però ancora a soddisfare una popolazione di quasi 900 milioni in condizioni di sottoalimentazione, come succede per una decina di stati africani. Sarà ancora il mais a compiere il miracolo?

Rovigo, 28 settembre 2015

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