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LA DESTRA STORICA AL GOVERNO DEL POLESINE (1869-1877)

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di Elios Andreini

Collana: Saggistica
Anno: 2000
Pagine: 446, ill.
ISBN:
Categoria:

Descrizione

Edito con la consueta eleganza e con un opportuno apparato iconografico (specialmente il rarissimo disegno di Maurandi posto in copertina) dalla Minelliana, “La destra Storica al governo del Polesine” fa seguito a “ I mitici albori del Polesine Sabaudo” e come quello ripercorre fedelmente e al tempo stesso criticamente i verbali del Consiglio Provinciale (anno per anno, seduta dopo seduta), soffermandosi non soltanto sul lento e difficile passaggio dall’occupazione austriaca al Regno d’Italia, ma anche e soprattutto sul consolidamento e il conseguente governo della cosiddetta Destra Storica.

Si passa dal vecchio al nuovo, ma restano i problemi di sempre, che in non pochi casi si aggravano ulteriormente. Il Polesine non è più un confine di stato e il suo ridimensionamento ha conseguenze perniciose, con la scomparsa di una economia sommersa e il commiato di una compagine di commercianti illuminati (diversi dei quali israeliti) e aristocratici e borghesi che lasciano il territorio nelle mani soprattutto del padronato agrario.

Nella confusione (anche monetaria) e nell’assenza di una vera e propria epurazione (almeno una decina di sindaci e lo stesso presidente del tribunale Beatelli restano al loro posto), tutto viene centralizzato e regolato dai prefetti, che erano oltretutto dei politici veri e propri. E ci sono le piene e le rotte dei fiumi, i 33 consorzi di bonifica, la carenza di strade e ponti e ferrovie, l’istruzione sempre inadeguata, la crisi dell’industria che lascia prosperare la sola agricoltura e in parte l’attività molitoria, l’esuberanza della mano d’opera frutto di scelte miopi e troppo rispettose degli interessi degli abbienti come l’aborto del canapificio rodigino. Imperversano le tasse (quella sul macinato prima di tutto) e l’analfabetismo, i contrasti di campanile (specialmente tra Adria e Rovigo).

Tutto questo ci raccontano le oltre quattrocento pagine in cui Andreini, con modi sicuramente affabulatori e risultati talora memorabili e comunque ormai indispensabili, segue il succedersi delle delibere e i minuziosi resoconti dei bilanci.

Sergio Garbato

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