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IL MAIS NELLA STORIA AGRICOLA ITALIANA
INIZIANDO DAL POLESINE

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a cura di Danilo Gasparini

Atti del Convegno di Studi
Badia Polesine (RO), 27 e 28 Settembre 2014

Collana: Rapporti/Polesine e Cultura padana
Anno: 2015
Pagine: 352
ISBN: 9788865660546

Descrizione

Un convegno sul mais in Polesine, a Badia Polesine, ha più di una ragione dalla sua. Il Polesine per secoli è stato un grande laboratorio, una fabbrica a cielo aperto per sperimentare, saggiare e testare nuove colture, nuove industrie, nuove tecniche. Per secoli granaio della Serenissima, quando è stato il momento si è vocato al riso, poi al mais, poi alla barbabietola da zucchero, con pioneristici zuccherifici, soia, foraggere, colture orticole, frutteti.. .In quegli orizzonti infiniti si sono strappate terre nuove alle acque, con generazioni di scario- lanti e di idrovore mosse da monumentali macchine a vapore, creando nuovi paesaggi, si sono incarnate lotte contadine e conquistato nuovi diritti. E dal Polesine, dagli accademici Silvestri, ci giungono importanti e inedite testimonianze. È stata una cosa buona e giusta e un riconoscimento dovuto.

Così, nell’impiantare il programma, abbiamo dato voce a questa terra con più di un contributo, proprio a significare che ha senso celebrare questa storia con una pluridecennale festa della polenta, dove gli ex proletari diventano, con un gioco lessicale suggerito da qualche nume, polentari… con orgoglio.

Tutta la prima parte è dedicata a queste storie, allargando l’orizzonte a tutta Europa, alla funzione che la polenta, ma anche il pane di mais nelle sue molteplici e composite miscele, hanno avuto nel sovvenire la fame, le carestie, nel mutare addentro le abitudini alimentari, nel dare sostanza alle mense contadine senza dimenticare l’immane tragedia sociale della pellagra. E le fonti messe in scena sono tante, in particolare quelle iconografiche e quelle agronomiche, a testimoniare che tra tutti i prodotti dello scambio colombiano il mais ha avuto rapida fortuna ed ha avuto nella Terraferma veneta la sua terra d’elezione.

Fatta e compiuta la narrazione storica si dà voce alla scienza, alle precoci attenzioni che il mais ha avuto da parte degli agronomi e dei genetisti: dagli ibridi trionfi , con la nascita della stazione sperimentale di maiscoltura di Bergamo e della Società polesana produttori di sementi, fino alle nuove ricerche genetiche che hanno permesso di capire il valore delle varietà antiche e del loro patrimonio per allestire su basi certe un programma di recupero di queste popolazioni antiche, per dare un senso al ritorno del consumo della polenta, libera dalla necessità e carica di tutte le valenze storico-culturali che si porta appresso. Certo, l’evoluzione della maiscoltura, spesso targata UE, ci ricorda il primato di questa coltura in terra padana ed in Italia, destinata ad alimentare non solo le rinnovate mense popolari, ma anche proiettata verso nuovi usi, energetici ad esempio.

Non poteva mancare, specie nel dibattito finale, un accenno alle nuove stagioni, al futuro, alla ricerca che procede per la sua strada, come sempre, e sfodera nuove varietà, targate OGM, geneticamente, ma a noi piacerebbe di più, gentilmente modificate. Si è data voce alle parti in causa, ai partitanti e ai dubbiosi , ai contrastanti interessi in gioco., alle paure, alle polemiche: non si accendono gli animi per altre colture, ma per il mais sì, strategico per l’economia agricola.

Il quadro che esce da questo volume è un quadro ricco, articolato, complesso e composito ma comunque decifrabile. Per quanto ancora reggerà tal ruolo questo cereale che viene da lontano, temporalmente e geograficamente? Se il Genovese avesse previsto tutto questo… chissà!

Buona polenta a tutti.

Danilo Gasparini

Immagine di copertina:
L’Estate – 1573 (particolare)
di Giuseppe Arcimboldo (1526-1593)

Introduzione
Danilo Gasparini: Il mais, un grande futuro alle spalle

PARTE PRIMA
UNA STORIA… TANTE STORIE

Paolo Rigoni: Prima del 1492. Terra e cibo nella campagna polesana

Franco Cazzola: Il mais. Un nuovo cereale per la fame europea

Stefania Malavasi: Il mais nei testi di agronomia in età moderna

Federica Spadotto: Iconografia del mais nella cultura figurativa veneta dal XVI al XVIII secolo

Angelo Lucchiari: Il mais nella Istoria agraria del Polesine di Rovigo di Camillo Silvestri e nelle Lectiones di Girolamo Silvestri

Fabio Ortolan: Lucietta Memmo Mocenigo, prima imprenditrice del Veneto in età moderna

Orazio Cappellari: La coltivazione del mais nelle consuetudini tecniche agricole del Polesine tra Sette e Novecento

David Gentilcore – Egidio Priani: Mais, miseria e “mania pellagrosa”. I pazienti del Polesine e veneti nei manicomi di San Servolo e San Clemente a Venezia (1840-1910)

Danilo Gasparini: Dai pestarei… ai cornflakes. Il mais nel sistema alimentare veneto dal XVI al XIX Secolo

Antonio Todaro: “Sazia assai, ma dà poco fiato”. Storia culturale del mais

PARTE SECONDA
IL MAIS TRA LABORATORI E CAMPI

Gianni Barcaccia: La struttura genetica di antiche popolazioni locali venete di mais vitrei da polenta

Paolo Valoti: La stazione sperimentale di Maiscoltura di Bergamo e la Banca dei semi di mais, tra memoria e futuro

Livio Zerbinati: La Società polesana produttori di sementi di Badia Polesine (1938-1987)

Grazia Valentino: L’evoluzione della Maiscoltura italiana alla luce dei cambiamenti della P.A.C.

PARTE TERZA
TAVOLA ROTONDA OGGI E DOMANI

Michelangelo Caberletti: Mais – energia e tutela ambientale

Marco Aurelio Pasti: Mais transgenici: nuove paure?

Deborah Piovan: O.G.M. – una voce a favore

Silvio Parizzi: O.G.M. – una voce contro

Renato Ballan: Oltre gli Ibridi e O.G.M.: mais antichi e biodiversità

LA POLENTA IN FESTA, TRA STORIA E IDENTITÀ
E ADESSO A TAVOLA…

Paolo Aguzzoni: La Festa regionale della polenta a Villa d’Adige di Badia Polesine

Appendice: G. Beggio: Villa d’Adige (già VillaBona) prima culla italiana della polenta

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